“Phases in Exile”, Miles Cooper Seaton presenta il suo album solista

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Dopo dieci anni di attività con gli Akron/Family, Miles Cooper Seaton riscopre se stesso e il suo rapporto con l’arte in “Phases in Exile” (Trovarobato/Vaggimal), il suo ultimo album, che sarà presentato Giovedì 9 Giugno all’Antico Spedale del Bigallo all’interno di HalloGallo, un ciclo di concerti curato da Giulia Sarno all’interno dell’Estate Bigallo 2016. Ecco la nostra intervista all’artista californiano.

È corretto definire “Phases in Exile” un album italiano? Non solo per la collaborazione con i C+C=Maxigross ma soprattutto perché parte della produzione e delle registrazioni è avvenuta in Italia.
Sono legato a questa terra soprattuto per le amicizie che ho sviluppato nel corso degli anni, ma in realtà il 90% della fase di scrittura dell’album non è avvenuta in Italia. I C+C=Maxigross e molte altre persone mi hanno dato molta fiducia e coraggio, indicandomi e muovendomi nella giusta direzione per vivere e lavorare qui. La loro accoglienza e la stima che hanno per la mia musica ha riacceso la voglia di raggiungere il mio obiettivo ma adesso mi sento un po’ stanco dell’Italia. È il luogo che più di tutti mi ha fatto sentire come a casa, l’elenco delle persone che hanno contribuito a questo sentimento è lungo, ma in aggiunta ai Maxigross e a tutte le persone coinvolte all’uscita di questo disco, ci sono soprattutto buoni amici e compagni come Marco Stangherlin e Fabrizio Modonese Palumbo che sono stati incredibilmente generosi con me. Sono un uomo fortunato. Spero solo che il lavoro che sto facendo qui possa trasmettere un po’ di energia vibrante a tutta la comunità.

La tua esperienza con Akron/Family è stata lunga e intensa: che cosa ti ha spinto a provare la carriera solista?
Sì, la carriera con Akron/Family è stata lunga e intensa. Naturalmente ho beneficiato e continuo a beneficiare immensamente dal nostro lavoro, come artista in termini di esperienza e conoscenza, e grazie alla reputazione della band le persone riescono a giustificare un periodo di attesa per poter giudicare cosa ho da dire artisticamente. Tuttavia, negli ultimi anni, l’espressione degli Akron/Family è stata parte di un contesto molto commerciale. Quello che è stato più impegnativo per me è stata la pressione dal “mercato” per continuare a produrre ad un ritmo innaturale illudendosi che questo sarebbe servito a mantenerci “rilevanti”. Questo non è quasi mai stato detto esplicitamente, ma l’atmosfera generale era molto simile al clima aziendale che circonda quasi tutto in America. Questo significava che durante la maggior parte del tempo che suonavamo non ero mai in grado di concentrarmi davvero sulla mia espressione personale ed energia creativa verso la band.
Dopo che abbiamo deciso di prenderci una pausa, sono stato costretto riesaminare il mio rapporto verso tutto ciò che circonda l’arte e la mia persona. Sinceramente è stato un periodo molto difficile. Quando ho guardato indietro agli ultimi 5-10 anni mi sono reso conto di aver davvero perso la strada riguardo alle mie priorità, spiritualmente, emozionalmente. Spesso mi sentivo come se fossi caduto da una rupe e sono tornato a lavorare in un bar (che in America significa aver fallito). Ma col senno di poi sono enormemente grato di aver avuto l’opportunità di aver ridato valore al rapporto malsano che avevo sviluppato tra l’arte e il denaro. Sono tornato alla realtà in questo modo, messo di nuovo a contatto con il motivo per cui faccio arte.

Nel tuo ultimo album c’è un sacco di ambient, oltre a riferimenti folk-drone. Che tipo di influenze hai avuto durante la fase di scrittura? E rivelaci qualche curiosità sul set up che hai utilizzato per le registrazioni.
Semplicemente avevo delle canzoni e la visione di un paesaggio filosofico e idiosincratico fatto di emozioni ed immagini che volevo comunicare. Gli stili e gli idiomi sono solo il risultato del mio tentativo di articolare la mia visione. Guardando la musica stilisticamente, posso dire che è solo una rappresentazione candida dei suoni che amo. Il folk e la musica nelle tradizioni religiose mi hanno sempre ispirato. E mi piace il suono. Amo i droni così tanto che a volte mi fermo ad ascoltare il rumore dei motori, dei fan coil nei bagni e degli aerei che passano nel cielo e mi perdo nella loro risonanza armonica. In termini di set up in studio dove ho fatto il monitoraggio di base ho usato un paio di tastiere, organi e chitarra e basso in aggiunta alla voce. Poi, quando sono tornato a Los Angeles ho lavorato con M. Geddes Gengras un po’ per aggiungere sintetizzatori modulari e poi finalmente quando ho lavorato con i C + C  (nella canzone “Persona”) abbiamo utilizzato una bel sintetizzatore moderno per le percussioni microtonali. Durante il mio percorso compositivo ho sempre sviluppato una varietà di elaborazioni digitali per creare l’effetto spaziale della musica (qui è dove emergono gli elementi ambient che hai notato). Un aspetto fondamentale sui cui si è basato questo lavoro è il tempo. Ho trascorso molti giorni, ore, settimane, mesi ad ascoltare profondamente la musica e la sperimentazione in ogni piccolo dettaglio. Il “set up” è stato il mezzo con cui ho trasformato in musica tutto questo tempo e le idee.

Cosa ne pensi della musica italiana? C’è qualche band che ti ha impressionato?
Ad essere onesto mi sto ancora informando riguardo alla musica italiana, ma ho apprezzato molto Caterina Barbieri e gli Any Other da Milano. Sono amico di Fabrizio Modonese Palumbo da molto anni e amo la sua anima (!). Amo i miei amici C+C e Sycamore Age… ma non sono sicuro della differenza tra amare la musica e amare le persone. Stimo molto tutti i musicisti che ho incontrato in tour, alcune cose possono non essere di mio gusto, ma lo spirito italiano è così sincero che il mio giudizio va oltre il tipo di genere suonato.

Quanto è importante per te la dimensione live? Ho notato che ogni annuncio di un tuo concerto in Italia è sempre accolto con molto entusiasmo.
Potrei trascorrere una notte intera a parlare di questo. Ci sono così tanti aspetti da affrontar per rispondere a questa domanda. Può bastare dire “sì, la dimensione live è davvero tutto per me”. Gli album sono più come delle sculture o delle rappresentazioni di un momento. La musica è una forma d’arte basata sul tempo. Il mezzo è il tempo. Essere presenti è l’unico modo per un artista di adempiere al vero ruolo di catalizzatore di una comunicazione spirituale. Quell’aria empatica che si crea tra un gruppo di persone nel momento in cui viene eseguita la musica, è in realtà il paradiso per me.  Il contesto è importante ma ciò che è più importante per un’artista e il realizzare di essere lì con delle persone; il suono e il movimento creano un autentico legame. È come se si costruisse tutti insieme una casa temporanea dove condividere le crisi della vita e della morte; ognuno le deve vivere e resistere… questo è lo scopo più importante per me, è ciò per cui sono nato.

 

9 Giugno
Antico Spedale del Bigallo, Bagno a Ripoli (FI)
ore 19:30 aperitivo americano
ore 21:30 MILES COOPER SEATON live
pre & aftershow: Outsiders djset by Dis0rder (alt-folk, weird pop, indie-rock)
Ingresso gratuito

Info: www.anticospedalebigallo.it  • ✉ giulia.sarno@gmail.com

Gianluca Danti

Classe 1988. Musicomane, promoter, deejay (???) affetto da pendolarismo acuto adeguatamente curato con cuffie e dischi sempre a portata di mano. Scrive di musica per passione, in irrefrenabile avanscoperta di nuovi Suoni.

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