Fra la Siberia e Via dei Calzaiuoli: Federico Fiumani racconta la sua Firenze.

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Cercare di descrivere la complessità di un personaggio come Federico Fiumani in 5 domande è impresa ardua, se non impossibile. Quella di Federico non è una complessità artificiosa da intellettuale poserone o da finta rockstar ma reale, profonda e per questo difficilissima da sondare in pochi minuti. Ci siamo così limitati ad analizzarne un solo aspetto: il particolare rapporto che lo lega alla sua città.

 

credits: Fabrizio Pucci

credits: Fabrizio Pucci

Esibirsi nella propria città dev’essere una sensazione piuttosto strana. Cosa provi quando suoni di fronte al tuo pubblico?
Firenze mi ha sempre suscitato emozioni forti e contrastanti, provo sempre un senso di inadeguatezza rispetto a quello che faccio e non so bene cosa cerco esattamente dal pubblico fiorentino, anche se so che cerco qualcosa. Credo sia approvazione, amore, cose che ho inseguito fin dall’infanzia, a volte anche con disperazione.

 

 

Ci sono stati dei periodi in cui il tuo rapporto con Firenze sembrava migliore, più sereno?
Ricordo con nostalgia i miei vent’anni, quando tutto accade per la prima volta e suonare è un’emozione indescrivibile, anche adesso è un buon periodo per me perché le cose vanno bene…che poi alla fine non sono nemmeno di qui (Federico è nato ad Osimo, ndr), ho ancora la sensazione di essere “ospite”, l’ho sempre avuta.

 

Qual è il disco che non avresti mai saputo scrivere se non fossi vissuto qui?
L’EP Gennaio, quello con la foto di copertina scattata in Via dei Calzaiuoli. Era un periodo particolare della mia vita perché avevo iniziato a cantare (sostituendo Miro Sassolini come voce principale dei Diaframma ndr) e ho vissuto quel momento come una rinascita. Gennaio parla proprio delle mie passeggiate in città in preda allo sconforto e alla confusione che provavo in quei giorni, è un disco “dentro Firenze”.

 

copertina "In perfetta solitudine"

copertina “In perfetta solitudine”

C’è un tuo luogo segreto a Firenze in cui non puoi fare a meno di tornare ogni tanto?
Sì, con la mente mi piacerebbe tornare sempre ai campetti di calcio della Madonnina del Grappa dove ho trascorso tutta l’adolescenza e l’infanzia, in realtà mi piace solo pensarlo perché alla fine non ci vado mai…

 

 

 

 

Qual è il musicista dell’attuale scena fiorentina su cui punteresti?
L’albero, il nuovo progetto di Andrea Mastropietro. Mi piace per le atmosfere molto anni ’70 che mi riconducono alla musica che ascoltavo da ragazzo, non a caso ha pubblicato anche una sua versione di Nel cuore, nell’anima dell’Equipe 84.

 

P.S. Il concerto è stato una bomba.

 

di Alberto Mariotti

 

 

Articolo pubblicato dalla redazione.

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