Civiltà Perduta: alla scoperta dell’Amazzonia con Charlie Hunnam

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Come si può vivere quando la propria sete di conoscenza ti tiene sveglio la notte? Il Percy Fawcett di Charlie Hunnam, esploratore che lavora per la Royal Geographical Society, non riesce a placare la sua incontenibile curiosità, dopo il suo primo viaggio nella maestosa Amazzonia, convinto che da qualche parte si nasconda una civiltà perduta. Una moglie fedele e tre adorabili figli non fermano Fawcett dall’imbarcarsi per numerose spedizioni, speranzoso, di volta in volta, di trovare ciò che sta cercando.

James Gray, dopo C’era una volta a New York, dirige un dramma, ispirato al romanzo Z la città perduta di David Grann, sulla vera storia dell’esploratore britannico Fawcett, intenzionato a esplorare fino a fondo le remote terre del Brasile per trovare l’antica città di Z.

Stavolta i protagonisti di Gray non partono per New York per cercare fortuna, al contrario sono volti a una causa più grande di loro stessi: il progresso della conoscenza. Peccato che il senso di avventura si perda lentamente nel corso della pellicola, in cui, alla fine, vediamo prevalere forse più una componente egoistica dell’esploratore. Nonostante i primi decenni del 1900 siano caratterizzati da varie spedizioni alla volta della Foresta, Gary, per ovvie esigenze cinematografiche, si concentra su tre missioni specifiche, senza particolari colpi di scena, dando così una sensazione di fretta, nonostante il film abbia una durata di 140 minuti.

Rimane, per esempio, la volontà di scoprire qualcosa in più sulla vita e sulla personalità di Henry Costin, interpretato, sotto la folta barba e gli spessi occhiali, da un quasi irriconoscibile e magistrale Robert Pattinson. Prevalgono, invece, la sofferenza e la passione di Fawcett, che decide di perseguire il suo obiettivo anche a costo della propria vita. Hunnam dimostra di essere un abile interprete, capace di dividersi tra il suo ruolo di militare, ligio alle norme del governo inglese, e un spericolato avventuriero, tenace e appassionato.

James Gray, tra i paesaggi suggestivi e la natura incontaminata del Sud America, ci racconta non solo una storia all’insegna del viaggio e della scoperta, ma anche un percorso di accettazione nei confronti di chi è diverso, di culture che sono agli antipodi rispetto alle nostre tradizioni. Questa è una delle tante lezioni di Fawcett: non puntare le armi, ma accogliere a braccia aperte.

 

di Mary Saccà

 

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