Promesse (e tatuaggi) da marinaio

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Naufragare è facile. È rimanere a galla e continuare ad andare che è difficile.  Lo sapevano bene i marinai che si imbarcavano, stavano via per molto, moltissimo tempo – a volte nemmeno tornavano, a volte chissà come tornavano cambiati dopo il viaggio – lasciavano promesse sulla terra ferma, per poi dimenticarsene a seconda del vento, favorevole o contrario.

L’ispirazione è marinara, un po’ Jean Paul Gaultier, un po’ Braccio di Ferro, su questa onda nautica mi vengono in mente le Hawaii: terra di surfisti, noci di cocco da cui bere rinfrescanti drink, e terreno fertile dei primi tatuaggi old school. Capostipite di questa “vecchia” scuola fu Sailor Jerry, all’anagrafe Norman Collins, che neanche ventenne iniziò timidamente a cimentarsi con l’hand-pricking, letteralmente puntura a mano sulla pelle.

Dopo l’esperienza in marina e l’approccio alla macchinetta sprigionò tutto il suo estro creativo tramandandoci quella simbologia del folklore americano anni ‘50 che tuttora vediamo addosso alla gente. Rondini per migrare e poi tornare, ancore per indicare la sicurezza e la stabilità, sirene ammaliatrici avvistate in qualche avventura al largo di selvagge coste e rose dei venti che guidano verso la retta via o – perché no? – portano invece verso sentieri sconosciuti.

 

di Valentina Messina

Illustrazione di Veronica Mencacci

 

 

Crede nei film in bianco e nero, nei muffin allo yogurt e nella raccolta differenziata.
Detesta le persone che parlano di sé in terza persona nelle loro biografie e prende sempre piatti a base di pomodorini pachino anche se sa che dovrà separare le bucce dalla polpa. Una a una. Sempre. Sono “inciampata” in Lungarno nel 2013. Mi è piaciuto. Non l’ho più mollato. Per Lungarno scrivo, fotografo (potete trovare la nostra gallery su Instagram) vendo borsine, vedo gente, faccio cose, mangio, non prego, amo.

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