I genitori di Farid, gli auguri e quel salotto in Giappone in cui starò per sempre

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Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente?”. Me lo sono domandato spesso, quest’estate: nel verde, fra i laghi, di una regione dell’Est Europa. L’ho chiesto pure a Farid, qualche giorno fa: in una mattina sonnacchiosa, vulnerabile, di inizio settembre. Farid sta inguaiato coi propri genitori adesso: dopo aver fatto visita alla figlia minore, che abita in Inghilterra e fa l’infermiera, i due gli sono apparsi a casa e staranno una settimana, “senza avvisare” dice lui, “come temporali d’estate”.

Farid è nervoso perché suo padre, che ha lo sguardo arcigno e un accenno di Alzheimer, lo rimprovera ché il locale non è abbastanza in ordine, che il kebab è poco salato, le spezie non sono di prima qualità. Lui ribatte che è il meglio che si può trovare qui, ma l’uomo non sente ragioni: a braccia conserte, mentre mastica foglie di Paan, sulla porta del negozietto, ripete: “Figlio mio: non stai facendo abbastanza”. Poi chiede conferma alla moglie, ma quella ha scoperto da pochi mesi l’ebrezza del digitale e vaga per il negozio con un selfie stick in mano, come un rabdomante, in cerca di luce e angolazioni, abbraccia Farid, dice qualcosa tipo “lasciati fotografare con la mamma, dai”. E ride da sola.

Siamo stati al Piazzale Michelangelo, ieri notte, io e Farid: mi ha detto: “Amico, accompagnami col motorino”. Vuole compiere un’impresa epica: non ho capito del tutto il suo piano ma a che fare con una bicicletta, un piccolo stand mobile, e un sacco di kebab-delivery da preparare al volo, di pomeriggio, per le orde di turisti che passano lassù. Dice “Vedrai amico, è rivoluzione. Farò soldi, e mio padre sì che mi rispetterà. Vedrai”. Io sono un tipo fiducioso: così mentre lui farfugliava di soldi a palate e franchising, e sorrideva davanti al panorama composto di Firenze, pensavo che è settembre e a settembre si riparte sempre da qualcosa. Facciamo che sarà l’anno degli auguri per i desideri altrui. Anche perché non credo che abbia molto senso continuare a domandarsi se mi si nota più in disparte o da assente. Sicuramente, i due giapponesi a cui son passato davanti, photobombing d’autore, mentre si baciavano sotto al flash e alle luci romantiche del piazzale, loro sì che mi noteranno comunque.

 

di Giacomo Alberto Vieri

 

 

Articolo pubblicato dalla redazione.
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