Borg McEnroe: La rivalità tra il ribelle e il gentiluomo

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Borg McEnroe, pellicola diretta da Janus Metz, che porta sul grande schermo la storica rivalità tra i due campioni di tennis, ha stregato la Festa del Cinema di Roma, aggiudicandosi il Premio del Pubblico.

Bjorn Borg e John McEnroe. Due nomi che hanno fatto la storia del tennis, così apparentemente distanti e diversi l’uno dall’altro, ma anche incredibilmente simili. I due campioni sono due facce della stessa medaglia: Borg (Sverrir Gudnason) non lascia trasparire alcuna emozione, e mantiene sempre un inspiegabile stato di calma, che lo fa apparire agli occhi della stampa e degli appassionati come una sorta di macchina; McEnroe (Shia LaBeouf), invece, porta sul campo, oltre che la sua bravura, anche un’intensa dose d’irriverenza e impetuosità, caratteristiche che lo rendono malvoluto dal pubblico.

Il filo che li divide è molto sottile. Mentre McEnroe è sfacciato pubblicamente, nel privato è uno studente modello, con sani principi, e una famiglia medio-borghese alle spalle, Borg è l’esatto contrario, proveniente da una famiglia di umili origini, irruente e rissoso nella vita quotidiana, ma tranquillo e glaciale quando gli occhi sono puntati su di lui.

La regia di Janus Metz e la sceneggiatura firmata da Ronnie Sandahl conducono gli spettatori nel passato dei protagonisti, in attesa della partita che consacrerebbe Borg per la quinta volta campione del mondo, e porterebbe McEnroe a spodestare il grande Borg. La prima parte del film mostra una certa lentezza e difficoltà a ingranare, ma, proseguendo la visione, è chiaro quanto sia fondamentale a creare quel pathos ed empatia necessari al match decisivo.

Senza conoscere il background di Borg e McEnroe il punto cruciale della pellicola apparirebbe piatto e privo di emozione, in quanto proprio le vicissitudini dell’infanzia li hanno indirizzati verso le scelte sportive e l’immagine adottata. Coloro che sono estranei alla vicenda reale, poiché forse troppo giovani, alla fine appoggiano entrambi, senza il coraggio di schierarsi da una parte o dall’altra, con il battito del proprio cuore che palpita follemente, come il suono magico delle due racchette che furiosamente tentano di rincorrersi sul campo.

 

di Mary Saccà

Articolo pubblicato dalla redazione.
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