“Pietro Gamba – Una vita per gli altri”

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Anno 1975. Pietro Gamba, giovane tornitore meccanico di 23 anni, è un obiettore di coscienza; vuole sfuggire al servizio militare obbligatorio. L’unica alternativa al carcere è partire per un triennio in Bolivia, ufficialmente come missionario laico. Si ritrova a Challviri, 3800 metri di altitudine nelle alture del Chapare, dove vive a stretto contatto con i campesinos, i contadini delle Ande.
Un giorno un’epidemia di morbillo colpisce il villaggio e miete numerose vittime tra i bambini. Pietro li vede morire e ciò lo turba profondamente, al punto da fargli prendere una decisone che cambierà la sua vita: decide di diventare dottore. Rientra così in Italia, si iscrive alla Scuola di Medicina e Chirurgia di Padova ed in appena sei anni si laurea col massimo dei voti.

Nel 1985 torna in Bolivia per non abbandonarla più. Si stabilisce ad Anzaldo, un villaggio a 3000 metri sulle alture centrali delle Ande, e qui l’anno successivo inizia la costruzione di un punto medico. Trent’anni dopo la struttura conta 3 ambulatori, 2 sale operatorie e 12 posti letto post-operatori. Nel centro medico-chirurgico lavorano 2 medici (Pietro ed un collega svizzero) e circa 6 infermieri. Nella zona non risiede nessun chirurgo; quest’ultimi vengono chiamati dalla città di Cochabamba, sede del più vicino ospedale pubblico, distante due ore di macchina.

C’è una jeep, chiamata ambulancia, per raggiungere le case dei campesinos più inaccessibili.
In questi anni è stata portata l’elettricità ad Anzaldo e costruito un acquedotto per aumentare le riserve di acqua potabile. E ancora, ultimo in ordine cronologico, un sistema radio che permette ai dottori di essere reperibili. I fondi per il sostegno al progetto sono arrivati da Italia e Svizzera, oltre a sovvenzioni dirette dello Stato italiano.

Pietro Gamba 01Simona è un medico anestesista di Firenze impiegata all’ospedale di Careggi. Nel gennaio del 2017 è partita per la Bolivia e per un mese ha lavorato e vissuto a fianco di Pietro e della sua famiglia (nel 1991 si è sposato con Margarita Torrez. Laureata in biochimica, gestisce il laboratorio di analisi del centro medico. Hanno 4 figlie). Si immerge da subito nella nuova realtà, adattandosi alla scarsità delle risorse. In sala operatoria la logica è “fare il meglio, spendendo il meno possibile”. Le medicine ai pazienti vengono contate. A volte li riaccompagna nelle loro capanne per vedere dove vivono. Per un fine settimana dorme con loro. “L’avventura ha ridato senso alla mia professione lavorativa. In un paese del primo mondo si perde un po’ di vista qual è il reale compito del medico. Andare lì mi ha fatto apprezzare la scelta di studiare medicina”. Ciò che la colpisce è l’accettazione dei campesinos nei confronti della morte. Un episodio vale più di mille parole. “Una volta portarono una bambina di 4 mesi con una polmonite. I genitori erano stati obbligati da parenti e amici a condurla da Pietro, perché si fidano di lui. Ha mantenuto una dimensione vicino alla loro. Era molto malata, se la toccavi non piangeva neanche più. Le sue condizioni erano troppo gravi per poterla ricoverare da noi, serviva un ospedale pediatrico. Loro si rifiutavano di trasportarla fino a Cochabamba, nonostante gli avessimo messo a disposizione l’ambulancia. Ci dicevano che era tanto malata e che avevano altri figli a casa. La bambina non si è salvata. È la povertà che detta questa legge: va avanti solo chi è realmente sano per poter studiare, lavorare, accudire la famiglia”.

 L’ospedale è privato e non riceve alcuna forma di finanziamento dal governo boliviano. I pazienti pagano una certa quota, essenzialmente quello che possono. Chi non ha denaro, contribuisce con i prodotti della terra. Il resto viene messo dall’associazione. Alcuni preferiscono rivolgersi allo sciamano del villaggio, perché così dicono le tradizioni. Quella dello sciamanesimo è una realtà con cui convivere: “Devi essere sufficientemente convincente, altrimenti proveranno l’altra strada. Gli spieghiamo cosa offriamo e i vantaggi della medicina moderna. Pietro è un rivoluzionario, un ribelle, a tratti un folle. Ha dato tutto per questa gente”.

Accanto a lui Margarita, tenace ed intelligente, ripete sempre: “Io ho sposato l’uomo, ma ho sposato anche la causa”.

 

 

Domenica 10 dicembre, ore 18:30
Rari Bistrot – Lungarno Ferruccio 24, (FI)
Aperitivo con ricco Buffet: 15 €
www.pietrogambaonlus.org

 

 

 

di Francesco Orlacchio

 

Articolo pubblicato dalla redazione.

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