Ciao Farid

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Fu un gesto sconsiderato: attraversare la strada di corsa e senza guardare. Mi sembrò di non sentire nessun rumore ma non avevo considerato le auto elettriche: che di rumore, quelle, non ne fanno. Preso in pieno dal signor Paolo S., tassista premuroso e per nulla in torto. Me la cavai con qualche graffio ed un ginocchio gonfio: era una sera di ottobre, tirava vento ed io avevo fame.

Fu Farid a tendermi una mano e rimettermi in piedi, lo schianto era avvenuto proprio davanti al suo locale, non l’avevo mai visto prima, doveva avere aperto da poco, ed era esattamente lì che stavo per entrare. “Tutto bene amico?”, chiese sorridendo.
Accettai il suo aiuto e dopo un attimo di confusione – lo schianto, le persone intorno, l’apprensione del povero signor Paolo S. – gli risposi: “Stavo per morire per assaggiare il tuo kebab. Considerato che sono vivo, adesso me lo regali”.
Accadeva un’era fa: nel frattempo sono state parole, carta stagnola, chiacchiere di notte, falafel tiepidi, inverni che scappavano, l’estate criminale, confessioni dei miei amori poco lungimiranti, dei dolori troppo astuti. Nel frattempo è nata questa rubrica.

La settimana scorsa Farid ha appeso il cartello arancione Cedesi attività sulla piccola vetrina davanti alla quale un’era fa io stavo per morire. “Le tasse, amico, le bollette, la concorrenza. Che vuoi che ti dica? Non ci stavo più nei guadagni. Non avevo più risorse”.
Sono stato la prima persona a saperlo, ho stretto i pugni in silenzio, poi ci siamo dati una pacca sulla spalla, l’ho aiutato a togliere le prime cose dal locale, abbiamo buttato giù la saracinesca, stappato due birre e io ho messo un cd dei Supertramp.

Questa rubrica, dunque, si chiude insieme al bandone grigio di Via de’… Farid starà bene, potete scommetterci. Un testimone, se volete un consiglio, ci vuole sempre: qualcuno che smisti la paura, che riallinei il coraggio, qualcuno che abbia prestato attenzione all’impatto, che abbia sentito lo schianto, qualcuno che sia disposto a raccontare l’accaduto, che perda tempo dietro ad una storia che non è la sua. Un ragazzotto indiano guardingo e con la mano sempre tesa: non avrei potuto fare scelta migliore.

Ciao Farid

 

Giacomo Alberto Vieri

Quando studiavate, diventavate grandi, prendevate meriti, vi costruivate una famiglia, un futuro e giardinetti pensili, io ero in sala giochi.Dunque imbandite la tavola, recitate Proust a memoria e spiegate ai vostri figli cos’è la fotosintesi clorofilliana, ma quando arriverà il giorno del giudizio universale, non venite a chiedermi i trucchi per battere Sagat, Vega o Ryu a Street Fighter.

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