Di tute e gabinetti

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Sì lo so, siamo ancora lontani dalla primavera.

Non ditelo a me che sono appena uscita dalla bronchite.

Ma c’è questa strana ed assurda cosa nel mondo della moda, per cui a gennaio già si pensa alle collezioni estive. Capita così che i tanto agognati saldi siano una sontuosa presa in giro, per cui si riducono ad essere messi al 50% solo un paio di infeltriti golf, mentre già nelle vetrine anche della pizzicheria all’angolo, si trovano vestiti leggeri e senza maniche o sandalini in cuoio.

Così presa dalla frenesia di look primaverili mi sono lasciata trascinare nell’acquisto di un capo che, credetemi, invaderà gli scaffali di ogni negozio (sì, anche della precedentemente menzionata pizzicheria).
Di cosa sto parlando? Ovviamente della tuta di jeans.

Ma attenzione non mi riferisco alla salopette tipica di quando eravamo piccoli, bensì di quella dal sapore decisamente retrò e seventies. Maniche corte, taglio a camicia per la parte superiore, cintura in vita, pantaloni leggermente scampanati, il tutto in un jeans dal colore blu intenso e non sbiadito, come Dior insegna.

Il total jeans non mi ha mai del tutto entusiasmato: ogni volta che mi vestivo così, mi sentivo come fossi vestita da Super Mario Bros. Tuttavia, riguardando foto del passato, degli anni Settanta, sono stata conquistata dal fascino delle tute, non solo nel tessuto genovese, ma anche in velluto o suede. Certo, per noi femminucce, la tuta porta ad un interrogativo che certo non è da sottovalutare: “come fare quando si deve andare in bagno?”.

Ricordate quanto fosse frustrante quando, dopo una sciata dovevamo fermarci in baita e toglierci completamente la tuta da sci per assolvere all’impellente necessità?

Consapevoli della non praticità di questo capo, ne consiglio l’acquisto; perché se da un lato vi impedirà di essere agili in certe circostanze, dall’altro elimina il quesito fondamentale: “come abbino questi pantaloni?”. Sarà uno di quei look di cui non potrete più fare a meno.

Abbinatelo con una borsa in paglia e con scarpe in corda, un po’ di profumo fresco, magari al thè verde che rinvigorisce e via verso un pic nic sotto l’ombra dei tigli.

Si, va bene, mi sono fatta prendere dall’entusiasmo, fuori ci sono ancora 8 gradi, il cielo è plumbeo, ora infilo il mio piumino ed esco!

 

 

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Marta Pancini

Fiorentina, classe 1977, amante di ogni forma di arte, divoratrice seriale di patatine e film. In un’altra vita era certamente un gatto. Si è ritrovata per caso a lavorare nel mondo della moda col nome di Lulaida. Nel 2011 insieme ad un nutrito gruppo di “folli geniali” ha fondato il Glue Alternative Concept Space di Firenze, letteralmente uno spazio che può definirsi “Colla” di musica e cinema.

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