The Etrurians: ponti sull’oceano e musica di contaminazione

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La sala prove è in una landa desolata, l’orario di appuntamento è generico e in qualche modo intuitivo per tutti i partecipanti, il cui numero è variabile ed imprevedibile fino all’inizio di ciascuna prova (“a volte anche di qualche concerto!”). A non variare è lo spirito che tiene insieme i The Etrurians, sin dalla loro prima formazione (2014) e in tutte le evoluzioni che il progetto ha avuto finora.

IL GRUPPO
Il gruppo ha la forma di una big band ma la sostanza di una “democrazia partecipata”. Ci vuole qualche minuto per ricostruire di quanti elementi sia attualmente composto (arriviamo a capire che siano 11: 4 voci, 4 fiati e la sezione ritmica chitarra-basso-batteria), tra un trombonista vacanziero in Spagna e un sassofonista in partenza per l’Olanda.

Il frontman Simone è un fiume in piena nel descrivermi l’atmosfera della musica che ispira il loro lavoro: “Dal rock steady al northern soul, al… soul-funky-reggae-ska! Insomma la black music in generale. La Trojan Records, Studio One…”.

LA MUSICA
Una musica di contaminazioni quella dei The Etrurians : lo annuncia il nome stesso del progetto, immaginato come un ponte che unisce questa cultura-madre americana e giamaicana alle radici tutte toscane dei musicisti che ne fanno parte. Mentre chiacchieriamo in sottofondo ci sono le pennate in levare della chitarra, assecondate dalla cassa solida e “appoggiata” della batteria. Difficile non farsi coinvolgere nel movimento rilassato guidato dalle tre voci femminili.

La loro musica ha il dono raro di essere di qualità e facile all’ascolto allo stesso tempo, emozionante e ballabile senza mancare di interessare temi “cari” a chi suona e a chi ascolta. Sonorità che spaziano dall’amore all’impegno sociale e civile, “senza false ideologie, per arrivare con leggerezza in profondità”. La parola d’ordine è libertà, la stessa di quella Freedom Street che rappresenta la loro filosofia e che è alla base di “World”, “il nostro primo grande pezzo impegnato!”. Aspettiamo di ascoltarlo nell’album in corso di produzione, rigorosamente indipendente.

Martina Vincenzoni

Martina è nata a Roma nel 1989. Sorella maggiore per destino e per indole, di giorno è in cattedra alle scuole superiori, di sera in sala prove con il suo gruppo o nel pubblico di concerti ad ascoltare gruppi da conoscere e recensire. Ama gli incontri e investe nelle relazioni. Non riesce a fare un passo in avanti se prima non ha vagliato tutte le altre possibili direzioni. Nel continuo conflitto tra ragione e sentimento, si illude che la scrittura possa rappresentare una soluzione.

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