Leggere “Controvento”

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La fondazione culturale Niels Stensen in viale Don Giovanni Minzoni, nei pressi di piazza della Libertà, ospita al suo interno un cinema, uno spazio espositivo e una piccola libreria caffè dal nome “Alzaia“. L’interno della libreria è bipartito, da un lato il bar, coi suoi rumori e le sue chiacchiere, dall’altra il silenzio della distesa di libri da cui si viene sommersi una volta varcato l’ingresso. Dopo qualche minuto da solo passato a ricercare un titolo di Mari, decido di infilarmi tra le mosse rapide della ragazza occupata in un allestimento e a farle la solita richiesta, quella di un libro da leggere.

Per quanto ingenuamente reputi scontato e a volte necessario che chi lavora in libreria sia informato e propenso a instaurare un contatto con colui che varca l’entrata, e per quanto, nell’arco della mia vita, questa semplice constatazione sia sempre stata disattesa, Elena mi ha piacevolmente sorpreso. Non solo ha mostrato curiosità in quello che le stavo chiedendo, ma mi ha consigliato più di un titolo, rimanendo sempre entusiasta e gentile.

Tra i titoli che mi ha impilato davanti, ho scelto “Controvento” di Federico Pace. L’argomento mi sembrava degno di interesse e, sebbene Elena mi avesse detto di non averlo letto ma di avere ricevuto delle recensioni molto positive da parte di suoi colleghi e persone stimate, ho deciso di dare una possibilità a quella raccolta di racconti con tema comune il viaggio.

Premetto che ho molta difficoltà a leggere raccolte di racconti. Questo accade perché ho bisogno di provare empatia per i personaggi delle storie che leggo e perché ho bisogno anche di affezionarmi a loro, trovando nelle pagine il tempo necessario a salutarli, poi, definitivamente. Ciò, con i racconti, mi risulta impossibile.

 

I VIAGGI TI CAMBIANO

Nonostante questo ho cominciato il libro con determinazione. “Controvento” ha un tema che accomuna e collega tutti i racconti presenti: lo scrittore tenta di narrare il momento determinante del viaggio di un personaggio famoso che in qualche modo viene segnato e cambiato in maniera definitiva, tanto da risultare quello stesso istante la vera nascita del protagonista. Si passa da Gabriel Garcia Marquez a David Bowie, da Frida Kahlo a Vincent Van Gogh, svariati incontri vengono sciorinati in maniera incontrollata, creando un ritmo proprio per arrivare ad un’unica constatazione: il viaggio ti cambia, che sia un viaggio dall’altra parte del mondo o un viaggio verso una meta, anche solo mentale, più vicina. L’impostazione è creativamente instabile, se non fosse per i racconti troppo corti e per le generalizzazioni che spesso sembrano voler distogliere l’attenzione dalla linea aneddotica e cronachistica che contraddistingue l’assetto del libro.

Le storie proposte, in generale, non mi hanno particolarmente convinto, ma su una cosa sono sicuramente d’accordo: il viaggio è qualcosa che ti cambia radicalmente. Chi non viaggia ha paura di conoscersi per quello che realmente è.

 

Luca Starita

Di sangue napoletano, di crescita senese, di maturità fiorentina, passando per le strade bolognesi, romane e milanesi. Scrivo da paranoico, leggo da affamato. Nasco nel 1988 e, sebbene parli in napoletano solo quando sono emotivamente alterato, sento Napoli come il mio segreto più grande. Ho studiato e studio Lettere, “a che ti serve?” è ormai una domanda inflazionata. Sento di far parte di una generazione di figli non voluti ed eterni bipolari, ma che possiedono il dono più grande: la libertà.

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