Di studenti senza risposte e corsette a maggio

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Ogni mese a Firenze è la solita storia. Check del mese appena passato, constatazione delle sconfitte e delle vittorie, nuovi obiettivi, nuovi lavori, nuovo articolo accattivante. Questa è la volta di maggio. A maggio la dermatite e il male di vivere si abbattono d’improvviso sui giovani studenti. Arrivano di soppiatto, distruggendo sogni di pomeriggi senza libri, spiaggiati sotto il sole delle Cascine.

Le Cascine. Il must have estivo dello studente fuori sede che vien dalla campagna. Il mercato del martedì, la corsetta improvvisata per far sparire i chili di spiedini del 25 aprile, la ruota di scorta se non sei riuscito a organizzarti per il primo Maggio. Il primo a Firenze ogni anno è un terno al lotto. Quando va male piove, ti trovi costretto a casa in pigiama, guardi per intero quella serie tv consigliata da tutti, ti annoi. E ovviamente non studi. Se va bene e c’è il sole, non ti restano che le Cascine. Tra decine di grigliate, bambini molesti e musica ad alto volume, troverai sempre qualche simpatico soggetto ti lancerà addosso una pallonata, rompendoti il naso. Al solito, a Firenze non c’è mai niente da fare.

Il lavoro è poi quella tematica che ti porti dietro tutto il mese di maggio. Ma cos’è il lavoro per lo studente fuori sede e fuori corso? Potresti rimanere a fissare il soffitto e a riflettere sul tuo futuro per intere giornate. Ma non c’è tempo. È già fine maggio, sono le cinque del pomeriggio e devi uscire di corsa dalle ultime lezioni all’università. Spinto dalla necessità, dai rimorsi, o dopo dieci anni d’iscrizione all’Unifi, corri verso il tuo lavoro da studente, tra appunti presi a metà, contratti a chiamata e ferie non retribuite. L’immensa paura è quella di rimanere incastrati nel lavoro di sopravvivenza, studiare fino alle 3 di notte, non avere più una vita sociale, avviare o prolungare la meravigliosa carriera di fuori corso. Maggio è il mese simbolo delle ultime lezioni universitarie, prima degli ultimi esami, prima delle ultime lauree. E porta con sé la domanda traumatica, che colpisce e accomuna tutti gli universitari, il dilemma nascosto dietro ogni angolo, peggiore del “ma la laurea” e “ma il fidanzato”. Cosa voglio fare da grande? Abbiamo una così flebile certezza di riuscire a trovare il lavoro della nostra vita, realizzare il nostro sogno nel cassetto, e la paura di lavorare solo per vivere, che a volte non vorremmo mai arrivare alla fine del traguardo di quella corsetta alle Cascine.

Giada Divulsi

Dalle ridenti campagne della Valdichiana approdo anni or sono a Firenze con il sogno di laurearmi in Archeologia. Firenze è il fascino dei viaggi in treno, l’allegria dei festival di cinema, la bellezza dei teatri storici, il traffico esasperante delle 17.30. Nell’attesa di ricevere la corona d’alloro bevo spritz, faccio cose, vedo (poca) gente, scrivo per Lungarno.

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