L’arte slow di Lisa Batacchi tra Cina e Mongolia

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L’arte richiede tempo. Non solo per creare, ma anche per capire, per conoscere, per lasciarsi ispirare. Sembra dire questo “The time of Discretion – Chapter One”, la prima personale allestita in uno spazio istituzionale dall’artista fiorentina Lisa Batacchi curata da Veronica Caciolli, ultima mostra del ciclo Global Identities: Postcolonial and Cross-cultural Narratives diretto da Valentina Gensini, in programma a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea fino al 25 luglio.

L’esposizione è una retrospettiva su un ciclo di lavori sviluppati specificamente sul tema della discrezione e intesi come il suo primo capitolo, nell’arco degli ultimi due anni. In mostra due opere realizzate nel sud della Cina assieme al popolo Hmong e circa venti nuovi lavori prodotti espressamente per questa occasione, tra installazioni, arazzi, video, fotografie, archivio documentario e reperti simbolici.

Il progetto prende le mosse dalla partecipazione di Lisa Batacchi alla Land Art Mongolia Biennal del 2016, il cui tema da declinare riguardava l’interpretazione dell’asse che divide il cielo dalla terra. Per farlo, l’artista ha raggiunto Guizhou, un villaggio montano della Cina meridionale dove l’antico popolo dei Hmong (originario dell’area siberiano-mongolica), osserva quotidianamente una ritualità tradizionale. Custodisce in particolare una pratica specifica, considerata divinatoria, quella della tintura naturale ad indaco.

Una grande tenda così realizzata dall’artista, manualmente, con lentezza e discrezione, assieme alle donne Hmong, è stata in seguito trasportata in processione verso il monte sacro Altan Ovoo, per la performance di inaugurazione della Biennale. Il cavallo-mucca rappresentato sulla tela, espone una simbologia derivata da un oracolo cinese della tradizione classica, interrogato preliminarmente dall’artista, le cui sentenze sono governate da una logica di casualità, attraverso il lancio ripetuto di monete.

Una casualità intesa evidentemente come non casuale ma segretamente determinata, regola anche deliberatamente, il comportamento progressivo di Lisa Batacchi. Una successiva esperienza presso questo popolo le ha permesso la tintura di un altro tessuto, che attinge ancora ai significati espressi nel quarantesimo e nel secondo esagramma dell’I-Ching (La liberazione – Il ricettivo).

A questi, si affiancano in mostra ulteriori venti lavori multimediali, prodotti per questa esposizione e mostrati in anteprima per lo spazio de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea. La collaborazione con differenti tipi di maestrie, attività che caratterizza una delle direzioni del progetto, è stata estesa dall’artista anche al territorio locale, dapprima nella città di Firenze, dove attraverso gli antichi telai della Fondazione Arte della Seta Lisio, ha potuto realizzare cinque arazzi in tessuto.

Un toli, amuleto usualmente indossato e utilizzato dagli sciamani mongoli, è stato invece riprodotto su larga scala, a fini performativi oltre che espositivi, in parternship con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Un nuovo lavoro tessile tinto a guado (antico colore vegetale) verrà realizzato durante l’estate assieme a Natural Color Culture nelle Marche e presentato in anteprima a Le Murate il prossimo 4 settembre.

 

 

Articolo pubblicato dalla redazione.

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