Felafel

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Il calcio: quella volta che ti piaceva uno che giocava a calcetto ma te – che sapevi che il non guardare era la tattica di rimorchio più collaudata nei secoli – non guardasti lui e nemmeno la palla che stavi per prendere in faccia. Tu che hai appena tirato un sospiro di sollievo perché è finito il campionato, ma anche tu, che speravi quest’estate di geolocalizzare branchi di maschi etero con il naso all’insù a vedere l’Italia sotto i maxischermi montati in città.

Per noi tutte c’è solo un grande, in mondovisione, “e invece”.

E invece ci sono sì mondiali, ma l’Italia è fuori per la seconda volta dal ’58, e tu che stai gìà tifando Islanda rincuorata: ci saranno vagonate di fica russa in arrivo sulle gallery dei migliori siti di informazione. Ma un po’ più a sud della Russia esiste una nazione – l’Iran – dove l’unico modo per le donne di andare allo stadio è travestirsi da uomo, mentre tu sbuffi ogni domenica pomeriggio (e non solo).

E invece di sbuffare ci sarebbero tante cose che le donne iraniane potrebbero insegnarti (non quella di lasciarti crescere i baffi) ma per esempio come fare i felafel! Per quando ti ritrovi traghettata al banco del kebabbaro da compagnia maschile a cui vuoi far ancora credere che non sei grassa perché mangi anche i muri: “e allora se tu prendi un kebab io prendo un felafel, no, anzi, facciamo tre”. Vi accompagneranno in questo mese di serate sul divano senza aria condizionata a ricordarvi che si, tira più “un_pel_di_” ma che la bellezza passa e la fame resta.

Per gli amici Stoló, tiene ‘a pummarola int’e vvene e non indossa mai i pantaloni.
Architetto ed event manager, trova giustificazione ad ogni dramma nelle stelle. Dura in sensi plurimi, si destreggia tra ristoranti, sac à poche ed illustrazioni foodie a suon di shoegaze.

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