Quello che avrei potuto scrivere

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Quindi Viola scorrazzava su e giù per il salotto con un secchiello rosa sotto il braccio, a mo’ di borsetta. Pretty Princess c’è scritto sopra: lei mi saluta con la mano, dice “vado in vacanza, ci vediamo a settembre”.

Era un pomeriggio di fine mese, la finestra spalancata sulle campagne di Fiesole, Gherardo fa merenda con una fetta di pane e burro, scrive il primo tema fra quelli da svolgere per le vacanze. “Che cos’è l’estate per te?”. Lui sbuffa, mi chiede se può bere coca-cola, rispondo che prima dovrebbe arrivare almeno alla terza riga, lui dice che non ha ispirazione, ha scritto solo CALCIO SAPONATO, più volte, a lapis.

Dico: “Beh, è un punto di partenza almeno”.

Lui sbuffa di nuovo, poi si alza e cerca la complicità della sorellina per uno di quei giochi spaccatutto che gli piacciono molto. Escono in giardino insieme. Per un attimo la cucina è un nido di silenzio e vento fresco e una tortora da qualche parte fa il suo verso e io chiudo gli occhi e mi sembra perfetto.

Tipo il Lemonissimo, ma più che altro la parte al cedro, tipo i costumi con la retina, tipo sprofilare i teli da mare con un occhio aperto ed uno chiuso, dopo pranzo, fingendo di dormire mentre la nonna diceva “guarda che ti vedo”. Tipo il sole di sbieco nei tramonti all’Elba, la casa col grande giardino all’ombra, un’amaca e lo walkman che passava ‘Life is a Flower’ degli Ace of Base. Tipo il lungomare di Marina di Campo, le mattonelline saltate e strane storie di pescatori e reti rotte, i ray-ban a goccia con la montatura dorata di mio nonno, una Mehari arancione e le buste della spesa al vento che si gonfiavano come mongolfiere, tipo la malinconia dei bambini che l’estate dopo non tornavano sull’isola, la spiaggia di diamanti a Cala Seregola che i pirati non avevano trovato, un libro di matematica con i calcoli sbagliati, le tortore. La mattina, in tralice, la luce che si schianta sulle persiane bianche della camera e qualcuno esce e la macchina si accende, fa bruum bruum, e le tortore cantano e il tempo è lì, è fermo, è a semplice e a portata di retino.

Dal giardino, un tonfo poco rassicurante e poi Viola che mi chiama e dice di andare a vedere. Un giocospaccatutto, già lo immagino.

Buona estate.

Giacomo Alberto Vieri

Quando studiavate, diventavate grandi, prendevate meriti, vi costruivate una famiglia, un futuro e giardinetti pensili, io ero in sala giochi.Dunque imbandite la tavola, recitate Proust a memoria e spiegate ai vostri figli cos’è la fotosintesi clorofilliana, ma quando arriverà il giorno del giudizio universale, non venite a chiedermi i trucchi per battere Sagat, Vega o Ryu a Street Fighter.

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