“Il sacrificio del cervo sacro” di Y. Lanthimos

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“O’ Fernanda, e sono andata a vedere quiffilm che tu m’avevi consigliato. Bello eh, ma un’ansia nini…”. Sì, più o meno riassumerei così il mio punto di vista su “Il sacrificio del cervo sacro” di Y. Lanthimos , se fossi un’attempata cinefila fiorentina.

Ma volendo darvi un’impressione più dettagliata dell’ultimo lavoro del talentuoso cineasta greco, inizierei col dire che, dopo “The Lobster”, il filone hollywoodiano vede nuovamente un ottimo Colin Farrell (Steven), nei panni di un rinomato chirurgo, e la new entry Nicole Kidman che interpreta la moglie Anna anch’essa medico. A completare il quadro familiare due figli: la maggiore Kim e il piccolo Bob. Martin, adolescente rimasto orfano del padre morto a causa di un intervento cardiochirurgico mal riuscito, instaura un rapporto dalle sfumature morbose proprio con Steven senza un’apparente motivazione. Ben presto si delineano i contorni di questa frequentazione così assidua ma soprattutto si rimane spiazzati per come la vita di questa famiglia, fino a quel momento superficialmente tranquilla, inizi a cadere a pezzi in maniera inspiegabile.

Il film, ispirato alla tragedia greca “Ifigenia in Aulide di Euripide, con pochi movimenti di macchina, mette in scena un dramma che ancora una volta si concentra sull’universo familiare che Lanthimos fin da “Dogtooth descrive non come il luogo degli affetti ma come un ricettacolo di egoismo, superficialità, totalmente anaffettivo, asettico e profondamente inumano.

Stavolta però l’elemento detonatore non viene dall’interno del “guscio familiare” ma è proprio a Martin che a sua volta riversa su questa famiglia il suo dramma sublimandolo in una spietata vendetta, costringendo Steven ad una scelta che nessun padre vorrebbe mai essere chiamato a compiere. Presentato a Cannes nel 2017, The killing of the sacred deer affascina perché riesce a indagare, servendosi di una trama semplice e lineare, gli abissi del rapporto genitore-figli e quello della vendetta con sguardo lucido e distaccato.

Matteo Chiapponi

Se non vado al cinema almeno una volta a settimana sento che manca qualcosa. Amo il rock’n roll e alleno per passione.

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