“Oh, boy!” e la libreria Giunti al Punto di via Guicciardini

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Scrivo oggi, per la prima volta, di una libreria di un gruppo editoriale anziché di una libreria indipendente. Perché questa deviazione? Semplice.

Perché la libreria Giunti al Punto in via de’ Guicciardini, a due passi da Palazzo Pitti e da ponte Vecchio, ha le sembianze di una libreria di quartiere, un ritrovo abituale per chi vive in Oltrarno.

In questi spazi lavora Matteo, noto a me prima come scrittore e successivamente come libraio. Il libro consigliatomi da Matteo si differenzia dai titoli letti finora per questa rubrica. “Oh, boy!” di Marie-Aude Murail, pubblicato proprio dalla casa editrice fiorentina, che fa parte di quella ripartizione di letteratura identificata con “libri per ragazzi”. Ma.

E questo “ma” andrebbe scritto a lettere maiuscole, un “ma” che significa un completo stravolgimento di quella che è stata la mia abitudine. “Oh, boy!” è stato per me più intenso di molti romanzi (da adulti) letti ultimamente. I motivi per cui mi è stato consigliato questo libro sono strettamente collegati alle vicende dei fratelli Morlevent, a detta di Matteo, e seguire la loro vicenda mi avrebbe dato la possibilità di vivere tutte le emozioni della vita con un’intensità nuova. Divertimento, malinconia, amore, paura di perdere una persona amata. E questo è proprio ciò che è successo. La frequente ironia dei toni incastrata alla disillusione divertita e alla serietà con cui viene trattato l’argomento, ormai quasi oscuro, della famiglia, è qualcosa che va ben oltre alla considerazione che questo sia un libro per ragazzi, perché sono convinto che molti adulti non potrebbero realmente comprendere il senso ultimo di questa storia: esserci, comunque, a qualsiasi costo. 

Non penso di avere tutti i mezzi necessari o la capacità di decretare se un libro così sia o meno un capolavoro, soprattutto a causa dell’ignoranza che, sono consapevole, possiedo nei confronti di questo genere, ma a me “Oh, boy!” è piaciuto, e posso annoverarlo tra quei titoli che mi hanno cambiato la prospettiva su qualcosa. E se molti dei titoli per ragazzi nascondessero le stesse potenzialità, allora a mio avviso bisognerebbe semplicemente parlarne di più.

 

foto di Alessandra Papa

 

Luca Starita

Di sangue napoletano, di crescita senese, di maturità fiorentina, passando per le strade bolognesi, romane e milanesi. Scrivo da paranoico, leggo da affamato. Nasco nel 1988 e, sebbene parli in napoletano solo quando sono emotivamente alterato, sento Napoli come il mio segreto più grande. Ho studiato e studio Lettere, “a che ti serve?” è ormai una domanda inflazionata. Sento di far parte di una generazione di figli non voluti ed eterni bipolari, ma che possiedono il dono più grande: la libertà.

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