IS THAT FOLK? I Comaneci a Firenze

0 Flares 0 Flares ×

Mercoledì 22 agosto è il giorno del secondo appuntamento (di due) per la rassegna lungarnina– o lungarnosaIS THAT FOLK?, coppia di eventi all’interno dell’area dell’ex ospedale psichiatrico di San Salvi, con una scelta artistica legata a progetti italiani in bilico tra sonorità sperimentali, folk, psych e ambient.

Dopo la bella e partecipata serata con Father MurphySerpentu, tocca ai Comaneci di Glauco Salvo e Francesca Amati, alle prese con la presentazione del nuovo album, quarto della loro carriera, “Rob a Bank”. I Comaneci nascono a metà degli anni duemila, grazie all’incontro tra il chitarrista (e molto altro) Glauco Salvo e la cantante Francesca Amati (anche Amycanbe). Dalla loro formazione a oggi, il duo – adesso diventato trio grazie all’ingresso in formazione del batterista e percussionista Simone Cavina (IOSONOUNCANE, Arto, Ottone Pesante) – ha intrapreso con coerenza un personale percorso tra melodia, canzone folk, blues primitivo e attitudine sperimentale.

Abbiamo parlato di questo, delle loro influenze musicali, dello stato dell’attuale scena musicale italiana e di altri temi, con Glauco.

Innanzitutto, complimenti per il vostro ultimo lavoro. Puoi spiegarci se, a livello compositivo, è cambiato qualcosa rispetto ai precedenti dischi?

Ogni nostro disco in studio è stato, almeno fino a ora, caratterizzato da modalità di scrittura e di lavoro diverse:You A Lie era composto da canzoni in cui la struttura di chitarra classica e voce di Francesca erano già pronte e si trattava di costruirci intorno altre parti strumentali che accompagnassero i brani e li avvolgessero con il suono di chitarre elettriche e banjo; per Uh! siamo entrati in studio con i pezzi arrangiati e già ampiamente rodati dal vivo, e in gran parte ci siamo limitati a registrarli come li suonavamo, senza metronomo e senza cuffie.

Rob A Bank invece è il primo lavoro in cui abbiamo lavorato alle canzoni in sala prove, lasciando aperte alcune finestre su cui lavorare in studio. In più c’è l’arrivo di un terzo elemento dopo quasi dieci anni di attività in duo, e Simone ha contribuito molto anche dal punto di vista compositivo. È forse anche il disco più variegato e sfaccettato che abbiamo mai fatto, c’è la ballata folk, il bozzetto da un minuto, interventi di elettronica e tanto altro.

 

Da quando, a metà degli anni duemila, avete iniziato il vostro percorso, quali sono le differenze che avete notato nella scena della musica italiana? E come secondo voi sono cambiati i gusti del pubblico?  

Forse la differenza più lampante è che quella che a inizio anni duemila si chiamava scena “indie”era davvero indipendente, cercava di trovare soluzioni, situazioni, modalità di fare musica e di diffonderla alternative alla norma; lo faceva per necessità, ma anche perché andava bene così. Abbiamo l’impressione che negli ultimi anni ci sia una tendenza ad allinearsi a una corrente principale, in alcuni casi cercando di mantenere un legame stilistico con quell’esperienza degli anni duemila, ma con un approccio completamente diverso, direi abbastanza lontano da quell’urgenza di coltivare la possibilità di sbandare, uscire dal tracciato, creare nuovi percorsi che, almeno per noi, era fondamentale negli anni in cui abbiamo iniziato a suonare insieme. Per quanto riguarda il pubblico possiamo dire di essere decisamente fortunati, le persone che ci seguono e che vengono ai nostri concerti sono curiose e aperte, e stanno accogliendo con entusiasmo le nuove direzioni che abbiamo intrapreso e l’arrivo di Simone.

Avete mai pensato al passaggio del cantato in Italiano?

Il cantato in inglese è una parte secondo me molto interessante del lavoro di Francesca sui testi e sulla voce: oltre al fatto di permetterci di muoverci più agevolmente in contesti al di fuori dei confini nazionali, l’inglese da un lato ci è familiare per gli ascolti che facciamo e con i quali siamo cresciuti artisticamente, dall’altro non ne possiamo conoscere la totalità delle sfumature, dei significati, e ha una permeabilità nei confronti dell’errore e del cambiamento che ci affascina molto. Insomma, per ora siamo molto contenti così! 

 

Quali sono le vostre influenze musicali? Quanto incidono poi i vostri ascolti sulla vostra scrittura?

Domanda complicata! Siamo cresciuti ascoltando tante cose diverse, la musica indipendente americana, il folk, il blues del delta, il post rock di Chicago, la musica elettroacustica di stampo europeo, i cantautori… La verità è che ci interessa la trasversalità, non amiamo essere catalogabili e catalogare i nostri ascolti e i Comaneci sono anche un territorio in cui far confluire i nostri interessi, tentare una strada suggerita da un ascolto, una lettura o da un’esperienza fatta in un altro contesto. Il risultato poi è sempre estremamente diverso dalle aspettative, e lontano dal punto di partenza.

 

Il luogo in cui suonerete qui a Firenze è un luogo carico di storia. Lo conoscete un po’?

Non ci siamo mai stati, ma conosciamo a grandi linee la sua storia, e siamo stati in passato in luoghi con storie analoghe, il Paolo Pini a Milano, Radio Fragola a Trieste… In generale ci affascina poter portare il nostro lavoro in posti che hanno una storia così importante, e in cui si è riusciti a dare una nuova vitalità agli spazi. In più pensare che una struttura in cui la diversità era un difetto da correggere sia diventata un luogo per le arti, per le quali la diversità è una qualità strutturale, personalmente mi pare una conquista immensa.

 

Che tipo di live dobbiamo aspettarci?

Per chi già ci conosce possiamo dire che ritroverà i Comaneci con un suono più organico e complesso, ci sono sempre la semplicità e l’immediatezza delle canzoni e della voce di Francesca, ma anche tanti nuovi elementi, batteria, distorsioni, interventi elettronici. Per chi non ci conosce venite a sentirci, il concerto rimane il nostro modo preferito di fare la musica e di ascoltarla; i dischi sono belli, ma sono pur sempre pezzi di plastica!

 

info evento: https://www.facebook.com/events/665254967142229/

 

 

di Gabriele Giustini

(foto di copertina: Marco Trinchillo)

 

Nipote illegittimo del Lespertone, ne eredito i pessimi gusti musicali e torno, con gioia, a scrivere di musica su Lungarno. Tutti i mesi, nuove uscite, dischi irrinunciabili, dischi orrendi, ristampe, dischi italiani, colonne sonore. Seguitemi.

0 Flares Facebook 0 Twitter 0 Pin It Share 0 Google+ 0 0 Flares ×