Affrontare settembre: Firenze Jazz Fringe Festival

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Si sa, il ritorno alla routine è complicato. Ma, fino a prova contraria, a settembre è ancora estate! La pelle è ancora ambrata e le giornate ancora discretamente lunghe, soprattutto se ai dolci pomeriggi ci si può attaccare un po’ di notte…brava. L’occasione perfetta per indorare la pillola del ritorno è anche quest’anno il Firenze Jazz Fringe Festival, offrendoci la possibilità di vivere tanta buona musica sotto le stelle della metà di Firenze che più ci fa sognare: l’Oltrarno.

Dal 5 al 9 settembre, il Jazz Fringe Festival ospiterà numerosi artisti della scena jazz nazionale ed internazionale, per un totale di 70 ore di musica, 150 artisti e oltre 50 performances. Fringeè il “margine”, punto di partenza e origine dell’idea e del desiderio di diffondere la musica oltre le barriere architettoniche prestabilite. Ecco allora nuovi palcoscenici per il jazz, il fiume, le strade, le piazze, in breve, il tessuto urbano della città.

Ad inaugurare il festival sarà Enrico Rava alla tromba, il 5 settembre alle 21 presso la basilica di San Miniato al Monte. Il jazz si diffonderà poi in Piazza del Carmine e in Santo Spirito, per poi scendere sull’acqua –una zattera sarà allestita sotto a Ponte Vecchio – e per giungere infine sulle sponde della spiaggetta di San Niccolò e sprigionarsi dall’alto delle night towers–tre torri/palcoscenico. La musica verrà inoltre ospitata in alcuni locali dell’Oltrarno, per l’occasione travestiti da jazz clubs, quali Santa Rosa Bistrot, Volume, Black Lodge, Rifrullo, Dolce Vita, Negroni, Porto di Mare. Altri concerti avranno luogo in Sala Vanni (ed è necessario l’acquisto biglietto).

Il festival prevede la partecipazione di personalità artistiche quali Francesco Bearzatti, Peppe Servillo, Javier Girotto, Natalio Magalavite, Fabio Morgera, Nico Gori, John De Leo, Rita Marcotulli, Simone Graziano, Mauro Ottolini, Alessandro Lanzoni e molti altri prestigiosi jazzisti nostrani. Enjoy!

Informazioni e programma: http://www.fjff.it/

Elena Marta Manzi

«Le parole non colgono il significato segreto» notava un saggio scrittore. Ma io dico che qualche volta sì. Non riesco ad esprimermi bene con le parole, fino a che non le sistemo in ordine su un foglio. Riesco a pensare meglio quando scrivo, per cui sono convinta che scrivere – e leggere – sia il più tenero specchio di cui dispongo – senza avere mai paura di guardarci dentro. Nel tempo del fare  – quello che dovrebbe identificarmi come individuo nella società – studio la storia dell’arte, canto, rido, qualche volta mi riaddormento quando suona la sveglia, lavoro ogni tanto.

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