La maledizione di Santa Susina e il ritorno dell’animalier

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Quando ero piccola questo era il periodo dell’anno che più detestavo: l’estate era ufficialmente finita ed iniziava settembre, foriero di corse per finire (anzi nel mio caso iniziare!) i compiti per le vacanze; il mese che sanciva l’ineluttabile verità: la prospettiva di un interminabile anno scolastico.

Ma essenzialmente non ero cosciente totalmente di questo fino a quando mio babbo iniziava con il suo tormentone: “eh eh eh… Fra poco è Santa Susina! Si torna a scuola!!.

Che poi mica ho mai saputo chi fosse questa Santa che immancabilmente mi aspettava al varco con la sua scure. I primi giorni di questo mese erano scanditi dalla corsa frenetica all’acquisto del diario, che mi avrebbe accompagnato per il mio periodo di detenzione forzata, ed era l’unica nota positiva perché mi distraeva dall’inevitabile tracollo psicologico dopo le vacanze.

Copertina rigida o morbida? Colorato e girly oppure più basico e minimal per aver un tocco intellettualmente più interessante? Dotato di pagine in fondo per prendere appunti oppure un diario che arrivava al settembre dell’anno successivo?

Una volta comprato si procedeva alla decorazione dello stesso, in modo da presentarsi il primo giorno in classe, con l’agenda già vissuta e stropicciata a dovere.

Avanzava successivamente il problema complesso dell’astuccio che doveva sembrare esser preso casualmente, mentre in realtà era il frutto di attente valutazioni tra amiche, perché sia mai che sembrasse davvero un porta penne. Inevitabilmente i giorni di settembre scorrevano veloci verso l’apertura dell’anno scolastico.

Sebbene sia passato almeno un ventennio da allora, allo scoccare dell’ultima ora dell’ultimo giorno di agosto, il mio stato d’animo rimane lo stesso, come se quel banchino di scuola fosse lì ad aspettarmi ancora ed io dovessi soltanto preoccuparmi della scelta del diario. A essere sincera a quella scelta si è sostituito lo studio “matto e disperatissimo” su quelle che saranno le tendenze del prossimo Autunno-Inverno, si perché ogni anno cosi come astucci e diari, cambiano anche i trend ed ovviamente, che fai… non ti adegui?

Mi raccomando facciamo scelte sempre con la testa per favore che quest’anno iniziamo con un must have un po’ pericoloso: l’Animalier (e qui scatta subito il Roar!).

Sarà un fioccare di capi leopardati e pitonati e se il primo è un evergreen e mi convince di più, il secondo pattern è molto difficile, decisamente a rischio festa di carnevale.

Se dosato bene la fantasia a macchia di leopardo, può essere assolutamente chic, come una gonna in seta abbinata ad un golf maschile ed ampio color antracite o ruggine e scarpe da ginnastica ai piedi, scarpe sempre basse con il leopardo che è in voi, mi raccomando.

Interessante anche lo spolverino declinato nella stessa fantasia, ma abbinato assolutamente ad un jeans ed un lupetto total black.

Molto più complesso è l’abito longuette o la tuta: il rischio è quello di essere la versione de “La mia Africa” 2.0 e credetemi non è corretto per gli occhi di chi vi osserverà.

Se non amate particolarmente il rischio allora optate per un unico accessorio come un foulard, un paio di guanti o un cappellino, sono poco invasivi, si possono nascondere in borsa qualora fosse il caso e perché no, potrebbero diventare i nostri totem personali per affrontare l’ineluttabile arrivo del giorno di Santa Susina!

Marta Pancini

Fiorentina, classe 1977, amante di ogni forma di arte, divoratrice seriale di patatine e film. In un’altra vita era certamente un gatto. Si è ritrovata per caso a lavorare nel mondo della moda col nome di Lulaida. Nel 2011 insieme ad un nutrito gruppo di “folli geniali” ha fondato il Glue Alternative Concept Space di Firenze, letteralmente uno spazio che può definirsi “Colla” di musica e cinema.

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