Pensavate che Filippo Brunelleschi avesse inventato la prospettiva a Firenze così, per pura casualità? Beh, vi stavate sbagliando. I fattori sociali, culturali e geografici sono il punto di vista da cui tracciamo le linee dei nostri orizzonti, i limiti della nostra conoscenza e, in Toscana, uno spazio altro esiste da sempre: per questo, scusatemi, per codesto motivo, la prospettiva nacque qui.

Lo spazio toscano non fu da subito dimostrabile con prove tangibili e all’inizio si crearono non pochi problemi durante le transazioni commerciali: “Mi passeresti codesto?”, “Quale, questo?”,“No, codesto”,“Ah, quello!”,“Maremma mai…” nacque così un’altra pietra miliare di questa regione ricca di fucine linguistiche. Ma torniamo al principio, rimaniamo su codesto.

Su alcuni manuali reperibili nelle più antiche biblioteche del capoluogo, vi è riportato chiaramente come il toscano abbia sviluppato, cito testualmente: “[…] arti lunghissimi per afferrare tutto ciò che era codesto in quanto il forestiero è probabilmente orbo, e quindi non in grado di percepire la realtà che lo circonda”.

Dall’altra parte c’è chi ancora crede sia soltanto leggenda, che in fondo non esista nessuno spazio altro, ma, se parlerete mai con un toscano, vi accorgerete che è tutto vero: i suoi occhi captano luoghi che voi non riuscite a circoscrivere. Volete un consiglio? Se sul vostro interlocutore il darwinismo non ha attecchito e vi chiede di passargli qualcosa, ricordate bene: codesto è lontano da chi parla e vicino a chi ascolta!