A Firenze, se senti parlare di “Malva”, probabilmente ci si riferisce a un personaggio piuttosto pittoresco che si incontrava nei prezzi di piazza SS. Annunziata e che cercava di affibbiarti intrugli di discussa provenienza e quasi nessun effetto rilevabile.

In effetti, Dario, Luca, Lorenzo e Andrea – ovvero i Malva – ammettono di aver sperato nell’onda lunga della fama del loro omonimo; non che ne avessero bisogno.

“Ci piaceva l’idea che il malva è un colore indefinibile, così come la leggenda per cui il nome sarebbe nato mentre bevevamo una tisana”. È la logica che è alla base del progetto stesso della band: i testi dei Malva sono sonori, e l’esperienza di ascoltarli è “sensoriale più che logica”.

MALVA

foto: Laura Giraldi

La musicalità delle parole ben si adatta a un sound che strizza l’occhio alla psichedelia, dagli anni ’70 fino a quella contemporanea, “rallentando” in corrispondenza degli anni ’90, in armonie un po’ distorte ma melodicamente efficaci, a metà strada tra due mostri sacri come i Verdena e i Subsonica.

L’idea di suscitare libere associazioni di immagini e sensazioni all’ascoltatore deve molto anche al tributo riconosciuto dalla band alla cinematografia e alle arti visive, in particolare al linguaggio onirico di David Lynch, definito il loro “vate”. Molto significativa in questo senso è anche la copertina dell’EP “Selva”, uscito pochi mesi fa: un piccolo personaggio, con un grande occhio al posto della testa, suona un mandolino in mezzo a una sorta di foresta rosso – arancione. Giulio Noccesi l’ha ideata ascoltando il materiale prima ancora che fosse concluso, e l’idea della selva nasce proprio da lì. “Ogni canzone è un microcosmo con le sue leggi: la voce orienta, narra ma non prevarica perché al centro c’è l’atmosfera”.

copertina di Giulio Noccesi

Emblematica quindi ‘Caos’ , con il suo ritornello ipnotico introdotto da un riff arabeggiante: “distilla il caos su di te”. Razionalità contro istinto: una dialettica alla base anche dell’ottimo pezzo ‘Scusa’, che invita a lasciarsi trasportare in questo universo: “Cosa fai? Su, molla, dai”.

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