di Emanuele Nesti

In questo periodo più che mai sentiamo parlare di virus, batteri, antibiotici e vaccini, principalmente con dei risvolti negativi, ma Michelangelo ha una storia diversa da raccontarci: è stata infatti restaurata la cinquecentesca Sagrestia Nuova delle Cappelle Medicee grazie all’utilizzo di tre particolarissimi batteri, utili ed innocui.

Dal 2013 il team di restauratori guidati da Monica Bietti, Daniela Manna e Marina Vincenti, con la collaborazione delle ricercatrici dell’ISPC-CNR e dell’ENEA, hanno lavorato nella Sagrestia michelangiolesca, in un rapporto metastorico tra loro e gli scalpellini dei secoli precedenti.
I lavori si sono conclusi nel 2020, ma la riapertura è stata spostata al 2021 a causa della pandemia di Covid-19.

Sito di restauro della Sagrestia Nuova del Museo delle Cappelle Medicee – Foto per gentile concessione di ENEA

Come ha spiegato Bietti, storica dell’arte ed ex responsabile del Museo delle Cappelle Medicee: “La Sagrestia è un luogo dove all’apparenza tutto sembra perfetto ed invece le vicende di questo spazio narrano un susseguirsi di difficoltà ed abbandoni, di oblio e rinascita. Una storia vissuta come se quei marmi non fossero pietre, ma cose vive”.

Ha inoltre aggiunto Daniela Manna, parlando del lavoro di restauro: “È stata un’emozione indescrivibile lavorare al contatto con la magnificenza, tanto che ci si sentiva come in apnea, senza respiro di fronte alla lucentezza marmorea di Michelangelo”.

La novità di questo intervento è stato l’utilizzo di colonie di batteri per la pulizia dei marmi rovinati dal tempo e dall’afflusso costante dei turisti. Questa tecnica di biopulitura fa parte di un’avanguardia artistica che permette un ringiovanimento delle pareti e delle superfici senza l’utilizzo di prodotti corrosivi o nocivi. Nella fattispecie il sarcofago di Lorenzo duca d’Urbino si era col tempo macchiato con chiazze di colore scuro causate dai liquidi della decomposizione corporea, ricondotti al corpo del figlio Alessandro de’ Medici (posto nella stessa tomba), assassinato e non imbalsamato come gli altri membri della famiglia fiorentina.
I “batteri restauratori”, che confluiranno nella collezione europea di microrganismi MIRRI, hanno rimosso selettivamente i depositi, senza rovinare il colore e la purezza del marmo; grazie a questa scoperta, l’équipe ha incentivato lo studio e la conservazione di questi corpi biologici, i quali potrebbero in futuro rendere più sostenibile l’agricoltura e bonificare siti contaminati.

Il restauro si è svolto “a cantiere aperto”, permettendo anche ai visitatori di assistere a questa procedura rivoluzionaria ed avanguardistica. Esprime così la sua felicità per la fine del cantiere e l’ottimo risultato ottenuto Paola d’Agostino, direttrice dei Musei del Bargello: “Siamo lieti di poter finalmente far ritornare il pubblico a visitare il complesso delle Cappelle, e siamo contenti di poter dire che ogni biglietto comprato da un visitatore è un grande incentivo al risveglio della cultura, assopita durante questo tempo buio di pandemia”.

Per ulteriori informazioni:

Email Paola d’Agostino- mn-bar.segreteriadirettore@beniculturali.it
Museo Nazionale del Bargello- mn-bar.segreteriadirettore@beniculturali.it ; tel:+39 055 0649440
Cappelle Medicee- mn-bar.cappellemedicee@beniculturali.it ; +39 055 0649430