di Carlo Benedetti

La psicopatologia del ferromodellismo è chiara: controllare un mondo in miniatura visto che non possiamo controllare quello reale. Costruire ogni dettaglio e osservare i treni muoversi placa la disperazione di non saper cogliere l’ordine incomprensibile – e forse assente – del mondo che abitiamo. Ogni plastico ferroviario è quindi, inevitabilmente, un sogno.

Ma l’immensità del sogno di Giuseppe Paternò Castello di San Giuliano lascia senza fiato: un plastico ferroviario di 280 mq ora ospitato dall’ex cinema Ariston in piazza Ottaviani, non lontano dalla Stazione (reale) di Santa Maria Novella, che sarà presto aperto al pubblico come museo Hzero.

H0 è una delle scale standard del ferromodellismo (1 a 87 cm) ed è quella che il plastico utilizza per ricostruire, in piccolo, viadotti, montagne, strade, stazioni di un mondo sospeso fra le Alpi e l’Italia. Nato come passione privata, il plastico, grazie al figlio di Giuseppe, Diego di San Giuliano, si appresta a divenire attrazione pubblica e spunto attorno al quale costruire attività didattiche, convegni e turismo (in effetti, Miniatur Wunderland, fratello maggiore di Hzero, è da anni l’attrazione turistica più visitata della Germania) anche grazie al curatore Alberto Salvadori, già direttore del museo Marino Marini e ora a ICA Milano.

Il treno è il protagonista indiscusso di un’esperienza a metà fra analogico e digitale, muovendosi fra proiezioni, mappature fotografiche e chilometri di piccoli binari. Sostenuto da Fondazione FS, custode e gestore del grande patrimonio storico delle Ferrovie italiane, Hzero promette quello a cui ogni museo aspira: un viaggio indimenticabile. E, possibilmente, in orario.

Hzero Piazza degli Ottaviani, Firenze